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La felicità degli italiani su Twitter, solo per autentici follower

L'ego digitale, al pari di quello reale, va nutrito costantemente e per farlo si è disposti a qualsiasi cosa, anche a comprare camionate di seguaci e migliaia di like. Così racconta Marco Camisani Calzolari, imprenditore e professore di comunicazione aziendale e linguaggi digitali presso lo Iulm, a Corriere.it: «si tratta di doping di notorietà sui social network», sentenzia Calzolari: «l'80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto». Pacchetti di follower e migliaia di like fanno comodo ai singoli internauti che vogliono pompare il proprio ego, ma sopratutto a grandi e piccole aziende che cercano di emergere o a politici alla ricerca dei consensi. Che importa se i profili corrispondono a false identità? L'importante è la quantità... seoclerks.comA questo proposito sono nate piattaforme come Seoclerks.com che, oltre a vendere identità fasulle, offre anche link falsi per aumentare l'indicizzazione dei siti e sforna automaticamente articoli su un determinato argomento. Basta pagare. Insomma un vero e proprio "mercato nero", come lo definisce Calzolari, che altera il valore delle sponsorizzazioni e della comunicazione in rete. Per fortuna accanto a questa schiera di identità fasulle, c'è un'altra cariolata di profili autentici, che sui social network svolge un importante compito "sociale": diffondere il buon umore. E anche quello nero, a seconda dei momenti. Secondo la ricerca di Voices from the Blogs, dell'Univerità degli Studi di Milano, svolta su 12 milioni di tweet pubblicati tra il 31 gennaio 2011 e il 15 maggio 2012, 125 mila post al giorno presi nelle 110 province italiane, il grado di felicità degli italiani dipende sia dalla loro localizzazione territoriale (la Sardegna occidentale e la provincia di Agrigento ad esempio hanno il primato per cinguettii di gioia) che dalle vicende economiche e politiche del Paese, ma anche da fattori ben più frivoli come vacanze in arrivo, risultati sportivi e banalmente dalle condizioni meteo. Dall'analisi emerge che il giorno più felice, in gergo Twitter, è stato il 20 aprile, alla vigilia di un lungo ponte. Ma non è stata solo l'aria di ferie a contagiare l'umore degli italiani, anche la situazione politica ha rallegrato gli animi: il ministro del Welfare Fornero ipotizzava un ritorno a lavoro per gli esodati, il presidente della Repubblica incitava i giovani a risollevarsi e i 430 miliardi di dollari stanziati dal Fmi ai paesi in crisi. Tutte ottime ragioni per vedere la giornata da un lato positivo. Il quadro si completa con qualche nota di colore con le rivelazioni di cene a base di bunga bunga ad Arcore e per finire un clima da partitone Barcellona-Real Madrid. In 140 caratteri, una comunicazione breve e compulsiva, gli italiani esprimono i loro sentimenti e umori. Allegria e rabbia sono contagiosi, virali, proprio come Twitter. Forse allora in questo momento di crisi, un tweet di felicità al giorno può essere la cura del buon umore di milioni di followers... di quelli autentici ovviamente... E voi non sarete mica fan fasulli? Fatevi sentire con un "mi piace" sincero e che sia vero!

Ciao, siamo Kiver e facciamo Inbound Marketing!

E che cos’è? E’ l’insieme di soluzioni di marketing digitale che non si basano sull’interruzione unilaterale dell’attenzione del cliente da parte dell’azienda, come accade con le leve di comunicazione e promozione tradizionali, ma che si integrano in maniera più coerente con il reale modo di vivere l’online degli utenti di oggi.   In uno scenario competitivo globale, in cui oltre il 70% dei consumatori utilizza i social newtorks per calibrare le proprie decisioni di acquisto (Deloitte, 2011), contenuti multimediali, social media marketing, SEO e performance advertising si dimostrano essere strumenti più efficienti ed efficaci rispetto a quanto offerto dal cosiddetto “Old Marketing”. Consolidamento della brand awareness, minori cost-per-lead e coinvolgimento autentico degli utenti sono solo alcuni dei benefici di questo “New Marketing”. Aiutiamo i brand a scoprire le potenzialità degli strumenti di inbound marketing, convincendoli ad aumentarne la rilevanza nella loro media diet. Stiamo già lavorando con aziende come Vodafone, Sony, Campari e Benetton. Se vuoi saperne di più contattaci ora o vienici a trovare.

Social fashion: quando i “like” fanno tendenza

Se un tempo erano gli stilisti a lanciare le mode, oggi sono gli utenti social i più ascoltati trend scouter, nel web e nelle boutique. Proprio così, stavolta a cadere tra le ammalianti braccia dei social network è proprio l'universo fashion che affida alle piattaforme una campagna tutt'altro che tradizionale. A lanciare la sfida è la catena di abbigliamento C&A che, nell'intento di unire l'esperienza di acquisto reale con la forza dei canali social, ha creato un'inedita campagna pubblicitaria in Brasile, "Fashion Like", che utilizza Facebook. c&a_campagna_fashion In pratica C&A ha creato una pagina Facebook ad hoc su cui posta le foto di una selezione di articoli appartenenti alla stessa categoria e invita gli utenti a scegliere il loro preferito. E qui viene la parte più innovativa del modello: in tempo reale i like appaiono su un display posizionato sulle grucce, indicando ai clienti qual'è il capo più popolare, ovvero con più like. A questo punto sarebbe interessante capire che impatto ha avuto sulle vendite questa campagna sperimentale: i capi con più like sono stati i più venduti? Che influenza ha ogni like sul comportamento dei consumatori? Alcuni utenti che hanno espresso la loro preferenza online, hanno poi comprato l'abito realmente? Ancora è presto per rispondere a queste domande, ma l'iniziativa merita uno studio attento e forse qualcuno sta già imitando il modello... E voi, comprereste l'abito più popolare con più "like" o quello di nicchia? Venite a dircelo su Facebook! [youtube width="400" height="250"]http://www.youtube.com/watch?v=K4qdNb6FvGY[/youtube]    

Una guida per monetizzare i vostri video su YouTube

Tutti possono fare soldi su YouTube. Da quando il noto portale di video sharing ha annunciato che qualsiasi utilizzatore d'ora in avanti potrà inserire annunci pubblicitari in overlay o pre-roll sui propri video, anche il filmato amatoriale del vostro cane che canta a squarciagola o una di quelle gag da Paperissima di vostro figlio, possono diventare una reale fonte di guadagno. Ma come si fa a fare i soldi su YouTube? A questa domanda risponde il video step-by-step How to make money on YouTube di William Wei su Business Insider, che spiega nei dettagli come monetizzare i propri annunci video senza violare le linee guida di YouTube.how_to_make_money_on_youtube Basta seguire queste semplici istruzioni e il gioco è fatto, più o meno... il resto dipende dalla qualità del vostro video e dalla sua viralità. Purtroppo al momento l'Italia non fa parte dei paesi prescelti, ma YouTube promette di estendere presto il programma.

Quante sorprese nella nuova edizione di “Vinci Ogni Giorno”!

Nato dalla collaborazione tra Kiver e Vodafone Italia, alla fine della sua seconda edizione il concorso Vinci Ogni Giorno di Vodafone YOU ha superato i 20 Milioni di giocate e i 12.000 premi assegnati. Nella versione online dal 3 Maggio si rinnova ancora una volta abbandonando il meccanismo della Slot Machine e svelando la vittoria dei 183 premi giornalieri dietro una delle nove caselline che compongono il puzzle Vodafone YOU. Ma la novità più importante è la creazione dell’Area Più l’accesso alla quale mette a disposizione un maggior numero di premi tra cui PlayStation, Bonus Alitalia, Ricariche da 100 Euro, una gran scelta di Smartphone e permette di giocare ben 5 volte al giorno anziché 3. In questa edizione, anche il Countdown si rinnova nel nome e nella frequenza. Si chiamerà Happy Hour e cadrà ogni settimana in un giorno a sorpresa sempre dalle 18 alle 24.

Le aziende più social in Italia: la classifica di OssCom e i nuovi trend

Ikea, Media World, La Feltrinelli, Euronics e al quinto posto Fnac, sono le 5 realtà che in Italia dominano la classifica delle aziende operanti sui social media. Il report Brands & Social Media relativo al settore Retail a cura di OssCom , centro di ricerca sui media e la comunicazione, analizza un campione di 20 aziende, appartenenti a diversi settori merceologici, selezionate tra le principali catene di negozi presenti in Italia, con l'obiettivo di individuare le diverse strategie di gestione delle attività social adottate e la relazione tra quest'ultima e la performance aziendale. [caption id="attachment_2730" align="alignleft" width="298" caption="Clicca per vedere l'infografica"]infografica_brand_social[/caption] La ricerca, che tiene conto sia dell'investimento in termini di comunicazione da parte dell'azienda (ad es. frequenza di aggiornamento dei profili), sia dell'interazione degli utenti (attestata da numero di commenti, like e retweet), prende in esame 4 social media: Facebook, Blog, Twitter e YouTube. Ma quali sono i principali trend che emergono dall'analisi?
  1. Pur appartenendo a diversi settori merceologici, le differenze in termini di performance fra brand non sono riconducibili esclusivamente alla tipologia di prodotto venduto ma a molteplici fattori tra cui la frequenza di aggiornamento dei profili e la forza di coinvolgimento degli utenti.
  2. Tra le piattaforme utilizzate Facebook si conferma il luogo privilegiato di attività social, ma risultano in crescita Twitter e YouTube.
  3. Meno utilizzato il blog (4 aziende su 14 ne hanno aperto uno) che è preferito per veicolare contenuti descrittivi dei prodotti o notizie in forma più estesa rispetto al sito. I blog risultano meno movimentati rispetto ai social network.
  4. Dal punto di vista dello stile comunicativo, si evidenziano due grandi modalità di gestione dei profili: il focus su brand e prodotti (vedi Fnac e Unieuro) e il focus sul "mondo" del proprio settore di riferimento (vedi Ikea, Media World, Decathlon).
  5. I settori merceologici che si muovono con più agilità sono arredamento & bricolage, editoria & multimedia e consumer electronics.
  6. La distinzione tra le strategie di gestione adottate delinea tre grandi gruppi:
  • Ikea, Media World, La Feltrinelli, Euronics e Fnac attuano tutte strategie multipiattaforma intensive. Nel dettaglio, l'azienda svedese matura un distacco considerevole rispetto al secondo classificato (oltre 269 mila fan su Facebook contro i 91 mila di Media World e 100 mila contro 10 mila follower su Twitter), ma gli altri parametri evidenziano dati positivi anche per le altre quattro aziende: Fnac spicca per la frequenza di aggiornamento di Facebook (in media 8,17 post al giorno), Euronics su Twitter e YouTube (12,67 video al mese e 5,17 twitter giornalieri), La Feltrinelli per il numero complessivo dei retweet (625) e Media World per la frequenza di aggiornamento del profilo YouTube (19,79 video al mese) e di visualizzazioni dei video.
  • Il secondo grande gruppo, che comprende Brico Center, Stefanel, Leroy Merlin, Unieuro, Cisalfa Sport, InterSport e Decathlon, utilizza una strategia di gestione estensiva che punta a presidiare tutti i social network con modalità non intensa: Stefanel ha più following che follower su Twitter e Leroy Merlin una buona interazione con gli utenti su Facebook, migliore di quella di Unieuro, nonostante la frequenza di aggiornamento contenuta (solo 0,24 post al giorno, contro i 3,15 di Unieuro).
  • In coda infine un gruppo di aziende che attua una strategia monocanale, su un solo social network: Trony su Facebook (quasi 92 mila fan) e United Colors of Benetton su blog.
Le strategie aziendali improntate sull'attività social hanno dimostrato risultati sorprendenti anche per giganti come Poste Italiane che, attraverso l'utilizzo di Facebook, è riuscita a creare un effetto virale capace di veicolare la spesa verso alcuni punti vendita che, rispetto agli altri non selezionati, hanno aumentato di cinque volte il fatturato. Perché è dimostrato: esiste un legame sempre più stretto tra ogni click e un ricavo in un negozio fisico. A voi qualche dato sul

Vendite porta a porta, in campo i social network

C'è un settore in cui gli italiani superano gli americani: blog e social network. Come confermano i dati pubblicati da Nielsen nel periodico rapporto “State of the media: the social media report”, gli italiani sono i maggiori fruitori dei social network: l’86% della popolazione dichiara di navigare su piattaforme social, staccando gli statunitensi all'80%. Gli italiani guidano anche la classifica per tempo trascorso su social network e blog, 1/3 del tempo di navigazione contro quello degli Stati Uniti che corrisponde a 1/4 del tempo trascorso in internet. nielsen-social-media-report-q3 Questi dati non lasciano di certo indifferente il mondo del business. L'interattività degli italiani ha trasformato il nostro Paese in un mercato appetibile per chi utilizza il network marketing, proprio come il colosso americano Asea, che distribuisce un integratore antiaging utilizzando un sistema basato sul passaparola e i rapporti personali, dove sono gli stessi venditori indipendenti a reclutarne altri creando un meccanismo a catena. Come racconta il direttore commerciale di Asea Justin Wilson su Affari & Finanza, l'azienda si affaccia sul mercato italiano sperimentando nuove tecniche via web: «In Italia i social network funzionano più che in America, è questo ad attirare la nostra attenzione», spiega Justin. «Il nostro sistema di vendita si basa sulle relazioni personali dei venditori con gli acquirenti e sulla loro capacità di creare reti di distribuzione coinvolgendo altre persone nell'attività: sfruttando i social network questo processo subisce un’accelerazione». Justin_wilson Ecco perché «la strategia marketing in Italia è stata personalizzata pensando a un approccio multimediale». La nuova sfida dei social network è la vendita porta a porta. E a quanto pare noi italiani faremo da cavie...

La pubblicità AdWords va in streaming su YouTube

Prima in assoluto per investimenti (pari a 23 miliardi di dollari nel 2009, 29 nel 2010 e oltre 37 nel 2011) e clienti coinvolti, Google AdWords è la piattaforma pubblicitaria leader sul mercato e lo strumento più semplice e intuitivo per aziende di ogni dimensione che vogliono pubblicare i propri annunci tra i risultati di ricerca di Google. Ma non basta, infatti recentemente Google ha fatto il suo esordio in video e coinvolgendo il famoso portale, ha esteso la funzionalità del servizio pubblicitario AdWords ai video in streaming su YouTube. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=jjJaNbMN6-g[/youtube] D’ora in poi, dalla stessa piattaforma da cui si gestiscono le inserzioni visualizzabili tra le pagine del motore di ricerca, è possibile far partire vere e proprie campagne video che sfruttano le stesse logiche e i medesimi criteri di AdWords. Come con Search, anche AdWords per i video è self-service e consente alle imprese di piccole e medie dimensioni di pianificare campagne SEM comprando keywords, per vedere i loro annunci video apparire davanti ad alcuni dei 3 miliardi di video YouTube che vengono visualizzati ogni giorno. Il meccanismo non cambia: scegli a chi far vedere i tuoi spot, un target sempre più preciso e paghi solo se vengono realmente visti (infatti se l'utente salta il video o non vede lo spot fino alla fine, l'inserzionista non paga). Questa novità innesca un cambiamento ben più grande di quel che sembra, infatti se prima solo le grandi aziende potevano permettersi di inserire annunci video e spot televisivi, d'ora in avanti gli annunci TV saranno alla portata di tutti, grossi e piccini. E si sa, il video tira...  

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