Lo scorso 10 novembre, Weber Shandwick in partnership con Forbes Insights, ha presentato i risultati di una nuova ricerca sull’utilizzo dei Social Media condotta su un panel di 1.897 senior manager di grandi aziende di tutto il mondo.
Posto che la socialità in rete contribuisce alla reputazione complessiva delle marche (lo ritiene il 52% degl intervistati), la ricerca ha evidenziato i punti chiave per entrare nell’elite dei World Class Brand (WCB).
Queste le 9 linee guida:
- Contenuti ad hoc: il 45% dei WCB studia e propone contenuti specifici per i social media.
- Ventaglio di tool: i WCB usano tutti gli strumenti a disposizione in ottica social sfruttando anche strumenti mobile, app di geolocalizzazione o attività di proximity marketing.
- Integrazione: i WCB usano sia i canali sociali che quelli tradizionali in modo coerente, mantenendo univocità di messaggio ma sfruttando le caratteristiche principali del canale usato.
- Management: il 61% dei WCB ha una figura professionale dedicata ai social media (di solito un Social Media Strategist).
- Analisi dei feedback: i WCB analizzano le opinione degli utenti raccolti sui social media e le utilizzano in ottica di Ricerca & Sviluppo.
- Utenti Partecipativi: la media dei brand non tiene in grande considerazione il numero di utenti partecipativi per misurare l’efficacia dei Social Media. I WCB la considerano al primo posto!
- Globalità: i WCB puntanto sulla portata globale come driver indispensabile di corporate reputation.
- Misurazione delle performance: in misura doppia rispetto agli altri brand, i WCB sono più propensi ad affidare all’esterno la valutazione delle performance ottenute sui Social Media.
- Tutela: i WCB sono molto più vigili rispetto alla tutela del loro marchio e, per questo, sono più propensi ad adottare provvedimenti in caso di violazione della privacy.
La ricerca inoltre, sottolinea la scarsa correlazione tra le risposte dei manager intervistati e la loro area geografica di appartenenza, il chè dimostra la portata globale del fenomeno. Queste, le poche rilevanti differenze rispetto all’area geografica:
- Le aziende americane sono le più focalizzate sull’integrazione tra le strategie social e quelle tradizionali.
- Le aziende EMEA più raramente hanno una figura professionale dedicata ai Social Media.
- I manager asiatici hanno più difficoltà nel misurare il ROI degli investimenti in attività social.
- Le aziende sudamericane sono infine quelli che hanno aspettative sensibilmente più alte sull’uso dei canali sociali.
“Nel complesso le marche stanno ridefinendo i propri modelli di marketing e adattandoli ad un contesto sempre più social. Sia che si tratti di raggiungere una audience interna, i clienti o i media, ci troviamo di fronte a una potente e inarrestabile leva di marketing e comunicazione e i responsabili di queste funzioni aziendali ne sono ora ben consapevoli. La domanda da farsi è come sfruttare a pieno questa forza per trarne il massimo vantaggio”, ha concluso Chris Perry, President of Digital Communications, Weber Shandwick.



