Contattaci

Nonsolokiver
Novità, trend di mercato
e curiosità

News

La pubblicità che non si vede

13 giugno 2012 10:00
mimesi-olimi

Secondo la ricerca condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Mimesi, società del Gruppo Reed Business Information, il ricorso ai nuovi media è destinato a crescere in maniera significativa nel prossimo futuro.

Si prefigura uno scenario in cui i nuovi media, già inseriti di fatto nella dieta mediatica, supereranno i media tradizionali come canale informativo autorevole nelle decisioni di acquisto, in grado di influenzare le scelte dei consumatori in maniera rilevante.

Ecco i risultati dell’indagine rivolta a un campione di utenti web tra i 18 e i 65 anni:

  • 8 milioni di consumatori italiani modificano le decisioni di acquisto sulla base delle informazioni reperite sui social media (blog, forum, social network)
  • 15 milioni si fidano pienamente di quanto trovano su blog e forum circa prodotti e servizi
  • Circa 12 milioni di italiani si fidano dei social network nei processi di acquisto
  • circa 10 milioni ricercano ulteriori informazioni online sui prodotti che vedono pubblicizzati attraverso i media tradizionali (stampa, radio e tv)
  • 11 milioni scoprono l’esistenza di nuovi prodotti o nuove offerte grazie alla rete
  • 6 milioni scoprono nuovi prodotti tramite i social network

Competenza, contesto e community sono i 3 ingredienti che spingono il successo dei Social Media.

Tra questi, i blog e i forum hanno la capacità più alta di disconfirmation (di modificare, fino a cambiare completamente, l’opinione dell’individuo su prodotti e servizi già noti) e ciò è dovuto al mix vincente di imparzialità percepita dai fruitori e autorevolezza del commentatore. Mentre i siti ufficiali dei Brand vengono considerati le fonti più autorevoli di informazioni sui prodotti.

Acquistano sempre più rilevanza le connessioni in mobilità, proprio perchè permettono di modificare le decisioni d’acquisto all’interno o in prossimità dei punti vendita. Ma proprio in merito ai punti vendita questa ricerca solleva un quesito molto importante: considerando come tale il luogo dove avviene l’acquisto ma anche e soprattutto dove il consumatore reperisce informazioni importanti, in grado di modificare le sue decisioni, è ancora giusto parlare di punto vendita in senso tradizionale?
Probabilmente no, dato che oggi questi processi avvengono su siti, blog, community e forum verticali.
Piuttosto i PDV iniziano a configurarsi come veri e propri Media, canali in cui veicolare informazioni, ambito ideale per la fruizione di servizi come l’Instore TV e l’Instore Music (come ad esempio i casi di Stone Island e Dolce&Gabbana).

Multicanalità, attenzione e mobilità caratterizzano il profilo del “consumatore social” che ha un’incidenza stimata nella popolazione di 9,6 milioni, un’età media di 32 anni e una spiccata propensione a condividere le esperienze positive.
Quest’ultimo dato mostra una totale inversione di marcia rispetto a quanto accaduto nell’era dell’offline, ovvero quando i consumatori erano portati a condividere le loro esperienze soprattutto se negative.

Una delle sfide e opportunità per le imprese sarà quella di leggere i cambiamenti nel loro comportamento di acquisto e presidiare opportunamente tutti i canali non solo per promuovere, ma anche per ascoltare e dialogare con il mercato. Verba volant, post manent!