Paesi Bassi sta per Hollande, Ungheria e goulash per Sarkozy (per chi non lo sapesse, suo padre è di Budapest) e il pomodoro indica il rosso Mélenchon. Non ci vogliono esperti risolutori di rebus
per decrittare il linguaggio codificato che blogger e utenti Twitter francesi hanno dovuto inventarsi per svelare i primi risultati delle elezioni presidenziali, prima della chiusura dei seggi e sopratutto senza incorrere nel rischio di dover pagare una multa davvero salata.
L’ammenda, tra 75 e 99 mila dollari, è riservata a organi di stampa, sondaggisti o comuni cittadini che abbiano infranto il divieto di parlare di elezioni sul proprio profilo e pubblicato qualsiasi tipo di dato riguardante le votazioni, risultato parziale, ipotizzato o definitivo, prima dell’ora della chiusura dei seggi.
La legge in questione esisteva già ma, come sottolinea il blog del quotidiano Le Monde, la differenza è che rispetto alle ultime elezioni, i social network come Facebook (che in Francia ha più di 24 milioni di utenti) e i social media come Twitter (circa 5 milioni) permettono una diffusione rapidissima delle indiscrezioni sugli exit poll e sui dati parziali, mettendo al rischio la segretezza fino alla chiusura delle urne.
Un rischio davvero esiguo secondo gli esperti, ma come debellarlo? 
Infatti se questo divieto ha ammutolito le reti televisive francesi, che si sono impegnate a rispettare la legge fino alle 20 di domenica scorsa, non è certo riuscito a intimorire i social network, che alle 18 erano già in possesso delle prime indicazioni e, come racconta corriere.it, hanno scatenato un buzz che farneticava così: “Qui Radio Londra, Paesi Bassi-Ungheria 2 a 0 alla fine del primo tempo”, oppure “il pomodoro è maturo”, e ancora “Goulash ancora crudo, ripetiamo goulash ancora crudo”.
Un dibattito per niente insolito ai tempi della politica 2.0, ma a quanto pare incomprensibile anche agli occhi dei dieci controllori assunti per vigilare sull’attività dei social network e l’intera rete…


