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Groupalia e i 5 Epic Fails su Twitter

4 giugno 2012 14:47
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Negli ultimi giorni i tragici eventi che hanno colpito l’Emilia sono diventati protagonisti dei trending topic dominanti su Twitter. Abbiamo purtroppo assistito anche ad una serie di episodi destinati ad entrare nel novero delle case histories su come non si devono utilizzare i social network – Twitter in particolare.

Non solo Groupalia, ma  anche Prenotable e Brux Sport hanno infatti suscitato l’ira funesta del web con tweet che utilizzavano l’hashtag #terremoto a fini promozionali, salvo poi correre ai ripari con dichiarazioni ufficiali di scuse da parte delle rispettive dirigenze. Se il country manager di Groupalia ha sostenuto chesi è trattato di un gesto irresponsabile dettato principalmente da superficialità e inesperienza”, il titolare di Prenotable ha dichiarato: “Il team di social media voleva smorzare la tensione dopo la scossa che c’è stata a Milano in mattinata, non era ancora informato che c’erano state delle vittime in Emilia”. Brux ha invece pubblicato un post su Facebook, definendo “il grave accadimento iniziativa personale di un singolo dipendente”.

Questo trittico si aggiunge ad un lungo elenco di cinguettii nefasti, che rimarranno memorabili per le conseguenze pagate in termini di immagine non solo dai brand ma anche dai personaggi pubblici coinvolti. Ne ricordiamo alcuni.

1 – Un anno fa, l’azienda di dolciumi statunitense Entelmann ha sfruttato l’hashtag #notguilty nel giorno della contestatissima assoluzione di Casey Anthony, giovane mamma accusata dell’omicidio della figlioletta, il cui processo aveva letteralmente fermato l’America.

2 – Nel febbraio dello scorso anno, sul profilo Twitter utilizzato da Vodafone UK per gestire i reclami dei clienti apparve un tweet dai toni omofobi. Vodafone fu costretta a replicare individualmente a centinaia di follower indignati, ed a comunicare “la sospensione fino ad ulteriore notifica” del dipendente autore del cinguettio osceno.

3 – Nel giugno del 2011, il candidato presidenziale Enrique Peña Nieto, seguito da 150mila follower su Twitter, finisce nella bufera a causa della figlia, che aveva ritwittato un tweet in cui il fidanzato definiva i critici del “suocero” come “proletari stupidi ed invidiosi”. Il trending topic che ne scaturì fu #soyprole. Padre e figlia furono naturalmente costretti a fare pubblica ammenda.

4 – Sempre nello stesso periodo, il deputato USA Anthony Weiner invia sue foto di nudo via Twitter a diverse ragazze, e dopo qualche giorno si vede costretto a rassegnare le dimissioni.

5 – Molti di voi ricorderanno infine il caso Letizia Moratti, scoppiato nel maggio dello scorso anno fra il primo turno delle elezioni comunali e quello di ballottaggio. Un utente inviò un messaggio all’account Twitter ufficiale dell’ex sindaco di Milano, dicendosi contrario alla fantomatica “moschea abusiva” edificata nell’inesistente quartiere di “Sucate”. Anziché smascherare la provocazione, l’addetto alla gestione del profilo Twitter @letiziamoratti rispose con un “nessuna tolleranza per le moschee abusive”. Lo scambio suscitò naturalmente l’ilarità del web, e #sucate divenne subito TT.

Chiudiamo invece con quella che rimane la migliore case history di gestione di un tweet sbagliato, risalente al febbraio 2011: sull’account della Croce Rossa Americana appare un tweet recante un hashtag che allude ad una pratica sessuale. Evidentemente l’autore non aveva realizzato di non essere loggato con account personali. Anziché ricorrere a scuse ufficiali, Red Cross decise di ricorrere alla strategia dell’umorismo tweetando: “Abbiamo cancellato il tweet, ma state certi che la Croce Rossa è sobria e che abbiamo confiscato le chiavi”. Uno dei soggetti coinvolti nella vicenda chiese inoltre di fare una donazione all’organizzazione utilizzando l’hashtag “incriminato”: ne scaturì un picco di fundraising nel giro di poche ore.