Google+ è stato lanciato da appena un anno e ha il primato del maggiore tasso di crescita nel mondo social grazie all’iscrizione di circa dieci milioni di nuovi utenti ogni mese. Secondo una recente e interessante infografica pubblicata su Viralblog le aziende continuano a preferire Facebook per consolidare la propria social media presence.
Uno dei dati che salta immediatamente all’occhio da un’analisi condotta su RJ Metrics è che l’elevato numero di utenti acquisito (circa 170 milioni in un solo anno) stia fornendo risultati soddisfacenti mentre l’engagement, ovvero il tasso di interazione, è il punto debole del recente Google+.
Dalle percentuali rilevate nell’infografica, si evince come su Facebook le pagine di punta siano dedicate a grandi marchi internazionali che abbracciano diversi settori (come Coca-Cola, Disney e Starbucks), mentre le pagine di maggior successo su Google Plus siano strettamente legate alla natura di Google stessa, e includono marchi connessi al settore della tecnologia come Android e Chrome. Questo dato conferma la struttura più chiusa del social di Google, e il suo scarso potenziale in ottica di marketing.
Google+ nasce per offrire modalità di condivisione dei contenuti ancora più semplici e innovative attraverso la Rete, anche e soprattutto rispetto a Facebook. Tuttavia quest’ultimo riesce ad attivare con maggiore efficacia le leve più care ai decisori di marketing oltre che agli utenti, riuscendo a far circolare grandi volumi di messaggi su community ampie e differenziate per interessi, in modo più spontaneo, coinvolgente e veloce rispetto a qualsiasi altro media del passato e a tutti i suoi competitor. Quindi se per Google “Social e’ un comportamento umano e non una destinazione”, è lecito chiedersi fino a che punto l’impostazione di Google+ abbia davvero il potenziale per attivare un “comportamento” effettivamente virtuoso degli utenti a vantaggio dei brand, per i quali coinvolgimento e passaparola spontanei sono fra le chiavi per il successo.



