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Cash o smartphone? Il futuro dei pagamenti è mobile

6 settembre 2012 14:17
starbuck_mobile

A fronte dei sempre più evidenti disincentivi all’uso delle banconote (in bozza il decreto che obbliga ad accettare i pagamenti con bancomat, prepagate e moneta elettronica, per gli importi superiori a 50 euro), l’e-commerce registra una nuova accelerazione, mentre sul mercato si affacciano tecnologie sperimentali, pronte al lancio dei più innovativi sistemi di pagamento mobile.

Secondo le stime della società di ricerca Gartner, nell’anno in corso i pagamenti da dispositivi mobili dovrebbero crescere del 61.9%. Insieme alle transazioni da mobile complessive a livello mondiale che superano i 171 miliardi di dollari nel 2012 contro i 105,9 miliardi dell’anno scorso, crescono anche gli utenti di sistemi di mobile payment, quest’anno quasi 52 milioni di persone in più.

Eppure nonostante oggi si viva in una fase di massima penetrazione degli smartphone, i sistemi di pagamento mobile non riescono ad affermarsi come alternativa rispetto ai “consolidati” pagamenti online, per non parlare dell’intramontabile banconota.

In un report recente, BI Intelligence analizza le due principali problematiche che i pagamenti mobile devono ancora affrontare:

  1. Convenienza. Qualsiasi modello di pagamento alternativo a quelli tradizionali deve mettersi in competizione con soluzioni già esistenti, comode, radicate e convenienti. Per questo, i sistemi di pagamento mobile devono essere almeno altrettanto convenienti rispetto a quelli esistenti.
  2. Distribuzione: i modelli di pagamento sfruttano le economie di scala quando raggiungono una massa critica di compratori (consumatori) e venditori (commerciati). Una soglia irraggiungibile finché si innesca un meccanismo per cui, da un lato i consumatori non adottano il nuovo sistema di pagamento finché i commercianti non lo supportano e dall’altro i commercianti non lo sostengono finché i consumatori non lo usano.

Ma allora quali sono i modelli capaci di superare questi due problemi chiave?

Square_BI_IntelligenceUna strategia possibile è quella lanciata da Square, l’innovativo sistema di pagamento via smartphone fondato da Jack Dorsey, quello di Twitter, che permette di pagare semplicemente pronunciando il proprio nome. Il servizio, nel quale la catena di caffetteria Starbucks ha investito 25 milioni di dollari, sfrutta il circuito esistente delle carte di credito e consente agli utenti di facilitare al massimo la transazione. Quando la tecnologia sarà al pieno del suo impiego, grazie all’implementazione del sistema GPS, appena un cliente entrerà in uno Starbucks store, il suo smartphone notificherà automaticamente alla cassa del punto vendita l’accesso e i suoi dati, con tanto di foto. All’acquirente basterà presentarsi in cassa, dare il suo nome, e il pagamento verrà effettuato.

Ma ci sono altre soluzioni promettenti in agguato: la tecnologia “contactless” Near-Field Communications, che si basa sulla comunicazione wireless a stretto raggio fra dispositivi, può infatti letteralmente trasformare il cellulare in un portafogli. Se Apple decidesse di installare questa tecnologia all’interno del nuovo iPhone 5, è evidente che potrebbe giocare un ruolo da attore nei pagamenti mobile.

E domani potremo andare tutti al supermercato sotto casa senza fidelity card e senza portafogli, scaricare l’App e pagare con il proprio smartphone.